ANTICO GIURAMENTO E REGOLA TEMPLARE

 

 

 

 

 

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ANTICO GIURAMENTO DEI CAVALIERI TEMPLARI

Io, cavaliere del sovrano ordine militare del tempio, prometto obbedienza e fedeltà al mio Signore Gesù Cristo, al Suo Vicario Pontefice Romano ed ai Suoi Successori legittimamente eletti.

Prometto che difenderò i Misteri della Fede, i Sette Sacramenti, i Quattordici Articoli della Fede, il Simbolo della Fede, sia degli Apostoli che di Sant'Atanasio, il Libro del Vecchio e del Nuovo Testamento, con i commentari dei Padri della Chiesa, l'Unità Divina e la pluralità delle Persone nell'Unica Trinità.

Prometto sottomissione al Sovrano Maestro dell'Ordine ed obbedienza secondo gli Statuti di Nostro Padre San Bernardo.

Credo nell'eterna verginità, prima, durante e dopo il parto della Vergine Maria, figlia di Gioacchino e di Anna, della tribù di Giuda, della stirpe del Re Davide.

Sarò pronto a difendere la fede cristiana ogni qual volta sarà necessario.

Non venderò i beni dell'Ordine, né li alienerò, né permetterò che siano alienato o venduti da nessuno.

Non consegnerò le città e le fortezze dell'Ordine ai suoi nemici.

Non negherò il mio aiuto con le parole e le buone opere alle persone devote, soprattutto ai Monaci Cistercensi ed ai loro Abati, nostri fratelli e compagni.

IN fede, a Dio piacendo, e secondo la mia volontà, mi impegno a mantenere tutte queste promesse.

Che Dio ed i suoi Santi Evangeli mi aiutino.

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TEMPLARI: GIURAMENTO GRAN MAESTRO

GIURAMENTO TEMPLARE

 

 

 

 

 

 

 

REGOLA DEI POVERI CAVALIERI DI CRISTO E DEL TEMPIO DI SALOMONE

(Regola Latina emanata durante il Concilio di Troyes nel 1128)

sigillo templare

 

Il nostro (discorso) si dirige innanzi tutto con fermezza a tutti coloro, che intendono rinunciare a seguire le proprie volontà, e desiderano con purezza di spirito militare per il sommo e vero Re, perché assumano l'armatura insigne dell'obbedienza, adempiendola con particolarissima cura, e la portino a perfezione con la perseveranza.


Esortiamo dunque voi che fino a questo momento avete abbracciato la milizia secolare, nella quale Cristo non fu la causa, ma per solo umano favore, perché facciate parte di coloro che Dio ha eletto dalla massa di perdizione e per gratuita pietà riunì per la difesa della santa Chiesa, vi affrettiate ad associarvi perennemente.


Ma innanzi tutto, chiunque sei, o soldato di Cristo, che hai scelto tale santa conversazione, è necessario che usi una pura diligenza verso la tua professione e una ferma perseveranza; questa, che è conosciuta essere da Dio, tanto degna santa e sublime, meriterai di ottenere forte, tra i militanti, che diedero le loro anime per Cristo se con purezza e perseveranza sarà osservata.
In questo è rifiorito e tornato a splendere l'ordine militare, che, abbandonato lo zelo per la giustizia, mirava a non difendere, come suo dovere, i poveri e le chiese, ma a spogliare, rubare e uccidere.

Si vive bene dunque con noi, ai quali il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo inviò i suoi amici dalla santa città nelle terre di Francia e Borgogna, e non cessano per la nostra salvezza diffusione della vera fede di offrire le loro anime quale ostia gradita a Dio.


Noi dunque con infinita gratitudine e fraterna pietà, convenuti, per le preghiere del maestro Ugo, nel quale la sopraddetta milizia ebbe inizio, per ispirazione dello Spirito Santo, dalle diverse zone della provincia ultramontana nella solennità di sant' Ilario, anno 1128 dell'incarnazione del Figlio di Dio, non dall'inizio della sopraddetta milizia presso Troyes, sotto la guida di Dio, meritammo di ascoltare dalla bocca dello stesso maestro Ugone il modo e l'osservanza dell'ordine equestre secondo i singoli capitoli, e secondo la comprensione della nostra esigua scienza, ciò che a noi sembrava assurdo, e tutto ciò che nel presente concilio a noi non poteva essere a memoria riferito ho detto, non per leggerezza ma per saggezza affidammo per approvazione del comune capitolo in modo unanime alla provvidenza e alla discrezione del venerabile padre nostro Onorio, e dell'inclito patriarca di Gerusalemme Stefano, per sapienza necessità non ignari della religione orientale e neppure dei poveri soldati di Cristo benché il massimo numero di padri religiosi presenti in quel concilio per divina ispirazione raccomandi l'autorità del nostro dettato, tuttavia non dobbiamo passare sotto silenzio i loro pareri e le vere sentenze, io Giovanni Michele, per ordine del concilio e del venerabile abate di Chiaravalle, al quale questo era affidato e dovuto, ho meritato per grazia divina di essere umile scrivano di questa pagina.